venerdì 2 aprile 2010

Connecting and learning teachers

Lo spunto per questo post viene da un pezzo di Will Richardson intitolato “Connected teacher” che, a sua volta, muove da alcune riflessioni sulla bozza del National Education Technology Plan, elaborato dall’Amministrazione Obama sull’utilizzo effettivo delle tecnologie per migliorare la didattica e l’apprendimento nelle scuole americane (in fondo al post il video di Arne Duncan, Secretary of Education). Tra gli obiettivi che si pone il documento è quello di connettere gli insegnanti tra loro per migliorare le proprie capacità didattiche. Richardson suggerisce, a mio avviso in maniera calzante, che la partecipazione degli insegnanti a comunità di pratica richieda un livello molto elevato di partecipazione e condivisione, oltre a un altro aspetto forse ancora più decisivo: i docenti devono considerare se stessi soprattutto come learners (non a caso uso il termine inglese non tradotto) in classe insieme ai loro studenti. Inoltre, diventa cruciale il ruolo della formazione in servizio, in termini di indicazioni pertinenti su come utilizzare strategie efficaci per migliorare e potenziare il proprio apprendimento online, soprattutto in riferimento al problema dell’information overload. Questi aspetti sono, a mio avviso, nodali se vogliamo realmente un cambio di rotta sulla programmazione curricolare a livello nazionale. Gli Stati Uniti sono decisi a seguire questa rotta e noi a che punto siamo? Molteplici studi (Ferri, Rivoltella, ecc.) sottolineano che uno degli scopi della “scuola in era digitale” è quello di educare i ragazzi a un uso consapevole dei media, quindi la domanda è: il nostro sistema scolastico è pronto a supportare i docenti in questo delicato compito?
A questo proposito, un interessate spunto metodologico proviene dal modello elaborato da Dave Snowden, costituito da due dimensioni: una verticale, basata sul maggiore o minore livello di astrazione; e una orizzontale, basata sulla cultura, intesa come rapporto tra insegnamento e apprendimento. Le possibili interazioni sono quattro: Low abstraction - Teaching, i materiali sono quelli ufficiali e strutturati; Restricted abstraction - Teaching, è il campo degli esperti e il contesto è dato da sistemi professionali in campo educativo, mentre l’appartenenza alla comunità è formale piuttosto che informale; Restricted abstraction - Learning, il livello di astrazione è più orientato all'esperienza comune che al linguaggio specialistico, per comunicare in questi ambienti bisogna condividere esperienze, vissuto e valori. E’ anche l'area per la serendipity (secondo Bowles, la ricerca umana della conoscenza può avvenire per caso, o come sottoprodotto del compito principale, fonte: “Of serendipity”); Low abstraction - Learning, è lo spazio meno strutturato dove l’utilizzo di tecnologie di rete può essere più o meno utile.

Di seguito, il video in cui Duncan invita i docenti a postare commenti, video, esperienze sul National Education Technology Plan e chiude con una frase significativa: “Technology has the potential to transform education. With your help, we can make that happen” (La tecnologia ha il potenziale per trasformare l'istruzione. Con il vostro aiuto, possiamo far sì che ciò accada).

Visual social media

Da due post: uno di Catepol e uno di Stephen Downes. I social media spiegati con un breve video (in inglese). Rapido, efficace, diretto. Da guardare.

venerdì 26 marzo 2010

La valutazione nel social web

I docenti hanno da sempre evidenziato che, tra i problemi legati all’eventuale integrazione di tecnologie di rete nella didattica d’aula, vi è quello della valutazione. Come essere sicuri di riuscire a individuare e valutare le reali produzioni dei ragazzi? Domanda complessa che richiede una riflessione complessa e approfondita. Se diamo per scontato che il social web implica la ridefinizione di una nuova pedagogia, per tutte le discipline e soprattutto per l’insegnamento delle lingue straniere, la naturale conseguenza e ripensare alla valutazione delle produzioni degli studenti. Nuove competenze vengono richieste sia a loro sia agli insegnanti (Richardson, nel suo testo su Blogs, Wikis, Podcasts individua quattro nuove funzioni per il docente: connector, content creator, collaborator, coach). Stephen Downes, in un interessantissimo post fa riferimento a due rubriche di Clarence Fisher: una dedicata ai blog e una dedicata alle connessioni. Mi sembra si tratti documenti da cui partire per poter operare una riflessione approfondita. Da segnalare, sul tema, due fonti. Il bell’articolo di Dan Conover, Blogging in the new decade, secondo cui negli ultimi anni l’avvento dei social network (Facebook, Twitter, Friendfeed) e la conseguente limitazione del numero di caratteri nei post, rende i blog la parte più strutturata dell’informazione, mentre ai network è delegato il compito di amplificare questi contenuti, con rimandi e link ai siti di riferimento (cito da un post di Granieri: “i social network sono pertanto una forma di distribuzione del blog”). L’altra è il numero di marzo/aprile di Form@re interamente dedicato al rapporto tra blog, didattica e apprendimento.

mercoledì 17 marzo 2010

Facebook - Google: 1 - 0

Alla fine doveva succedere: negli Stati Uniti Facebook ha superato Google, in termini di popolarità (il numero dei visitatori è 7,07% a 7,03%), secondo un sondaggio riportato dal Financial Times, che analizza esclusivamente i clic sulle rispettive homepage (di fatto escludendo tutti i servizi google-based quali Reader, Docs, Mail, ecc.). Dall'immagine in basso, si può notare come la crescita di Facebook sia stata vertiginosa nell'ultimo anno, mentre la linea riferita a Google si sia mantenuta, tutto sommato, costante. Il dato si presta a numerose interpretazioni, ma su tutte è evidente come la rete, nei suoi utilizzatori, stia evolvendo verso un paradigma socio-collaborativo, legato ai social network, più che meramente esplorativo, in termini di ricerca di informazioni. Ampliando un concetto caro a Sherry Turkle, la conoscenza sulla rete e dalla rete non viene più acquisita in maniera passiva, ma diventa navigabile e condivisibile. Shephen Downes, in un suo recente post, afferma che "the intent of social learning is to generate practice and experience with idea of growing or developing personal capacity - as opposed to learning as the 'transfer' of knowledge" (lo scopo dell'apprendimento sociale è generare pratica ed esperienza con l'idea di accrescere o sviluppare le capacità personali - in opposizione all'apprendimento inteso come mero 'trasferimento' di conoscenza). I dati del sondaggio sembrano proprio confermare questo assunto.

(Fonti: La Repubblica e Corriere della Sera)


















(Fonte dell'immagine: Financial Times)

martedì 16 marzo 2010

University of people

Ho letto con molto interesse l'articolo, dal sito del quotidiano "La Repubblica", sulla University of People, fondata dall'imprenditore israeliano Shai Reshef. L'idea della formazione universitaria online non è nuova, come è risaputo, ma questo progetto è particolare per due aspetti: il primo è la quasi totale gratuità dell'accesso ai materiali e alle attività; l'altro, che è forse il più interessante, è legato alla la filosofia del social networking che guida il sistema: all'interno della comunità gli studenti possono condividere risorse, scambiare idee, discutere su temi, inviare i propri materiali per la correzione, fare esami. Si tratta di un'organizzazione no-profit che, si legge dal sito, è dedicata al "global advancement and democratization of higher education": online education per tutti, dappertutto. La mission si basa su cinque principi: opportunità, accessibilità, comunità, integrità, qualità. I requisiti per accedere? Avere un diploma di scuola secondaria superiore, dimostrare una buona conoscenza delle lingua inglese, avere accesso a un computer con la connessione a Internet. La University of People è, ovviamente, presente in tutti i social network più diffusi. Il principio di fondo è molto simile a quello del progetto WikiEducator, portato avanti da una comunità online che "produce apprendimento gratuito", per combattere le differenze tra le varie popolazioni del mondo nel libero accesso alla conoscenza.

mercoledì 10 marzo 2010

I social media avanzano

Può sembrare banale, ma non lo è. Ho usato il termine “avanzare” con la consapevolezza che anche in Italia il cosiddetto “mondo accademico” si sta interessando in maniera profonda alla questione, soprattutto in termini di impatto sulla vita sociale, economica, educativa di tutti noi. La rivista Form@re, diretta da Antonio Calvani che, in occasione del decennale, si è trasformata da Newsletter a Online Journal, ha dedicato un numero monografico al tema: “Social networking e web 2.0 per la didattica: istruzioni e precauzioni per un (buon) uso”. I contributi sono interessantissimi e offrono una serie di spunti di riflessione abbastanza approfonditi. Segnalo, quindi, il video di MediaGroupTV sui social media...



...(cliccare qui per la versione “sbobinata”) e un altro video breve (due minuti) ma calzante e dal titolo inequivocabile “Che cosa diavolo sono i social media”, rintracciato in quell'inesauribile fonte di risorse che è il Blog di Catepol. Infine, gironzolando nel mio blogroll ho scovato un articolo di Stephen Downes (uno dei due guru del connettivismo, assieme a George Siemens) sulle sette abitudini che le persone “altamente connesse” dovrebbero avere: essere reattivi, seguire il flusso, la connessione per prima, condividere, leggere i manuali prima di chiedere aiuto in maniera ponderata, cooperare, essere se stessi. Domanda: è realmente così? E se la risposta è positiva, possiamo considerarci “altamente connessi” secondi questi parametri?

domenica 28 febbraio 2010

Nativi digitali in gara

L’Iit-Cnr (Istituto di informatica e telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche), in collaborazione con Current, il social network fondato da Al Gore, e Registro.it, ha lanciato il progetto “Nativi digitali”. L'iniziativa ha lo scopo di diffondere la cultura di Internet nelle scuole, ponendo attenzione sugli aspetti positivi della rete e sulle opportunità che essa può offrire a chi abbia fantasia e idee. Saranno numerosi gli studenti italiani degli istituti superiori a essere coinvolti in questo concorso di idee. Nelle prossime settimane verranno inviati migliaia di kit alle scuole, che forniranno gli spunti di partenza per permettere ai ragazzi di elaborare le loro proposte. Le migliori non saranno soltanto premiate, ma anche realizzate in concreto: alla ricerca di nuovi Larry Page e Mark Zuckerberg (i fondatori di Facebook) (fonte: Corriere della Sera). A completamento, segnalo il video introduttivo dei lavori del seminario internazionale dell'ADI (Associazione Docenti Italiani) “Da Socrate e Google. Come si apprende nel nuovo millennio”, svoltosi a a Bologna il 27 e 28 Febbraio 2009...



...e il libro elettronico che raccoglie gli atti dei convegni organizzati da Media 2000 sul tema dei nativi digitali.