venerdì 11 dicembre 2009

Internet è una piattaforma?

La mia assenza prolungata da questo blog è stata dovuta a impegni lavorativi e, soprattutto, di dottorato, ma, adesso eccomi qui di nuovo. Di recente ho letto una notizia su Repubblica.it, relativa al nuovo servizio che il colosso “Google” sta per mettere in campo e definito “tempo reale”. Si tratta, a loro detta, di un passo oltre “google news” e dell'applicazione degli accordi con i social network Facebook e Twitter, che permetterà di trovare risultati e informazioni aggiornate in giro per il web (anche nei blog indicizzati con Wordpress e Blogger), restituendole immediatamente all’utente. La notizia ha stimolato una “provocazione” che da tempo mi ronza nel cervello e cioè il concetto di Internet come piattaforma. L'idea è che il web, allo stato attuale, già fornisce a educatori, formatori e utenti in generale tutti gli strumenti necessari per costruire un ambiente innovativo e partecipato per l'apprendimento, non solo ovviamente per le lingue straniere, senza sentire il bisogno di chiudersi entro i confini rigidi che le attuali piattaforme, sia commerciali sia open source, impongono. I ragazzi, cosiddetti “digital natives” o anche “born digital”, si servono di questi tool soprattutto per motivi personali e per socializzare, quindi, per citare Trentin, potrebbe essere utile tentare di “riutilizzare le loro conoscenze e insegnare loro una cultura dell’uso”. Inoltre, forzando la definizione di Varsico su cosa sia un ambiente di apprendimento e cioè un “luogo” in grado di “offrire rappresentazioni multiple della realtà, evidenziare le relazioni e fornire così rappresentazioni che si modellano sulla complessità del reale; focalizzare l’attenzione sulla produzione e non sulla riproduzione”, si potrebbe vedere in essa la conferma del fatto che Internet basta e avanza. Le domande che mi tormentano da un po’ sono due: perché rinchiudersi in altri ambienti quando tutte le funzionalità degli stessi sono offerti dalla rete? E’ possibile considerare il web stesso come un learning space individuale? La risposta non è così immediata anche se, guardando la rete oggi e il suo evolversi rapido e indipendente, si potrebbe essere tentati di considerarla una vera e propria “piattaforma duttile e facilmente raggiungibile che consente la relazione tra persone, la condivisione, la creazione, l’archiviazione di contenuti e, quindi, l’attivazione di ambienti e situazioni di apprendimento” (concetto questo tratto da: Corazza, L., Internet e la società conoscitiva. Cyberdemocrazia e sfide educative, Trento, Erickson, 2008, p. 116; libro che consiglio vivamente). Per questo motivo, mi sono messo a studiare la questione del cosiddetto Personal Learning Environment (PLE) e della sua funzione di ambiente che permette l’integrazione tra la formazione tradizionale, effettuata tramite le piattaforme “convenzionali” (LMS o LCMS), e tutta la variegata offerta web, dai social nettwork, ai blog, ai forum, ecc., che costituisce il patrimonio delle conoscenze informali dell’utente. Ritornerò spesso sulla questione del PLE che, devo confessare, mi intriga moltissimo.